L’Associazione Culturale Anemos promuove attivamente il dibattito sull’evoluzione delle neuroscienze, sostenendo la necessità di un approccio interdisciplinare. Siamo convinti che la ricerca e la comunicazione debbano avvalersi di una pluralità di strumenti e prospettive per comprendere appieno la complessità della mente umana.
Per tradurre questa visione in realtà, l’Associazione cura un progetto editoriale diversificato che si articola in tre collane: Narrativa, Poesia e Scientifica. Questa tripartizione riflette il nostro desiderio di integrare linguaggi differenti e sguardi complementari.
I libri sono acquistabili presso il Centro Medico Anemos e la Libreria Coop Ariosto (seguili su Facebook: @librerie.coop).
Presso entrambi questi punti vendita sono disponibili gratuitamente anche i numeri della nostra Rivista Anemos.
Pubblicazioni
Collana narrativa
Collana poesia
Collana scientifica
Voci di dentro
Cristian Iotti e Pietro Menozzi
Voci di dentro è un racconto della vita ordinaria all’interno dell’Istituto Penitenziario di Reggio Emilia. Nasce dal lavoro congiunto di Pietro Menozzi che ha scritto i testi e Cristian Iotti per la parte fotografica. Il progetto, durato quasi un anno, ha permesso di approfondire il rapporto con i detenuti e affrontare temi come la memoria e la percezione del tempo, il cambiamento d’identità individuale e di gruppo, la visione del futuro e l’immaginazione durante il periodo della detenzione. Foto e testi ritraggono l’ambiente carcerario e i detenuti durante il lavoro, la formazione e le attività quotidiane.
Voci di dentro è nato con l’obiettivo di dare voce a una realtà marginale e tuttavia in stretto rapporto con la comunità esterna, nella convinzione che parlare e far conoscere anche realtà critiche come quella del carcere, sia uno dei migliori antidoti contro la diffusione di dannosi luoghi comuni nella società.
Autorizzato dal Ministero della Giustizia e dalla Direzione dell’Istituto Penitenziario, il libro è stato patrocinato dal Comune di Reggio Emilia e pubblicato dall’Associazione Culturale Anemos.
Mille anni di pace
Marco Ruini
Mille anni di pace sono stati garantiti nascondendo e manipolando la storia, ignorando ogni religione, proibendo ogni tipo di scambio e confronto con le altre città, rendendo impossibili i viaggi e offrendo ai cittadini tutto quanto è necessario per vivere bene in base al giudizio dei garanti.
E’ un mondo asettico, dove regna la depressione e bande sostenute dai gerarchi mantengono il controllo. Un gruppo di ragazzi, incuriositi da una scoperta occasionale, fugge da Coibra, la loro città. Una serie di avventure e peripezie farà loro scoprire la storia negata e, nello stesso tempo, il valore dell’amicizia.
Saranno gli artefici di una rivoluzione non violenta in grado di scoperchiare la conoscenza negata. Si aprirà un confronto tra tante versioni e interpretazioni tutte caratterizzate da aspetti positivi e negativi.
Il finale aperto porrà il lettore di fronte al problema di ideologie contrapposte dove il male e il bene restano sfumati e ambigui e dove i contendenti sono spesso entrambi in buona fede.
Voci di dentro è nato con l’obiettivo di dare voce a una realtà marginale e tuttavia in stretto rapporto con la comunità esterna, nella convinzione che parlare e far conoscere anche realtà critiche come quella del carcere, sia uno dei migliori antidoti contro la diffusione di dannosi luoghi comuni nella società.
Autorizzato dal Ministero della Giustizia e dalla Direzione dell’Istituto Penitenziario, il libro è stato patrocinato dal Comune di Reggio Emilia e pubblicato dall’Associazione Culturale Anemos.
Per conoscere l’autore Marco Ruini
Per leggere la recensione scritta Giovanni Guidotti per la Gazzetta di Reggio clicca qui
Anche questo è un uomo
Milan Mazic
A volte la voce di chi non ha voce, dei reclusi, dei dimenticati, di chi paga i propri errori con la perdita della libertà, riesce a farsi sentire. Questa volta attraverso le parole di Milan Mazic. Considerazioni a microfoni spenti, chiama i suoi racconti, proprio per accentuare questa difficoltà di comunicazione dovuta sì all’isolamento, ma anche a pregiudizi che ci portano a tener lontano come infetto chi è stato carcerato, anche se ha pagato il suo debito, mentre non temiamo di rimanere accanto a persone di dubbia etica che per furbizia o privilegi occupano ruoli importanti nella società. I delinquenti non sono tutti in carcere e il solo fatto di esserci stato non significa essere privi di una morale e di valori socialmente importanti. Questi racconti ci mostrano che la vita vista attraverso le sbarre, carica di nostalgia, rimpianti, difficoltà nei rapporti interpersonali, ha tanto da insegnare a tutti quanti e ci aiuta ad aprire gli occhi su luoghi comuni e presunte sicurezze che si trasformano rapidamente in rovinose cadute. Ironia, saggezza pratica e rapporti umani sono gli ingredienti delle storie qui raccontate che ci mostrano un carcere per certi aspetti impegnato nella rieducazione, per molti altri ancora incentrato sulla punizione e sulla vendetta. Sicuramente un luogo dove c’è tanto tempo per discutere e pensare.
Silvia la pazza
Marco Ruini
Essere in contrasto con il pensiero dominante può portare all’isolamento. I diversi e coloro che ragionano fuori dalla norma sono esclusi per evitare il contagio.
In una famiglia fortemente tradizionale, l’onorabilità e l’immagine pubbliva possono essere più forti dei vincoli di sangue.
In un ambiente culturale dove la metafisica e il paranormale hanno preso il sopravvento, Silvia diviene la folle, l’ingovernabile, perchè legata ad una visione più razionale della vita e critica nei confronti dei condizionamenti e dell’irrazionalità dei comportamenti convenzionali.
Silvia è un individuo da trattare dal punto di vista medico e con la reclusione.
L’utopia sarà lo spiraglio: la speranza che possa esistere un mondo adatto anche a lei.
La storia di questa ragazza è una critica feroce ad ogni scienza e a ogni fede che si vogliano ergere a verità insindacabili e costruire un pensiero unico omologante, modello di felicità per tutti.
Per conoscere l’autore Marco Ruini
L’eremita
Marco Ruini
Ci sono tanti microelementi, invisibili o a lungo inavvertiti, che possono frantumare senza preavviso la nostra vita di sempre. Lo suggerisce il romanzo L’eremita, come un uomo, nel cuore della più banale normalità, in una sera qualunque, senza che alcun evento davvero eclatante sia intervenuto a mettere in discussione il senso e la storia di tutta una vita, si trovi a dire Basta, e scelga di andarsene a vivere in montagna, immerso in un mondo arcaico di sentieri, boschi, animali, funghi, stelle alpine: lui solo, in comunione diretta e vitale con la natura.
Affiorano le tracce di un lungo percorso di ricerca in cui il protagonista cerca, con coraggio intellettuale e morale (o solo per insofferenza giunta al limite?), di affrontare i propri demoni, rifiutando il vuoto e la banalità ma anche la (fragile) sicurezza del conformismo per cercare
un’alternativa plausibile: una felicità fatta non di scariche adrenaliniche o di vertici sfiorati per un attimo, ma di sereno autocontrollo, di consapevole umanità, di equilibrio emotivo. E l’ha trovata, questa felicità, o almeno crede, cogliendo la vitalita della natura in una lettura profonda e simbolica di ogni suo elemento. Ma improvvisamente, a sconvolgere la pienezza di quell’approdo, arriva come un dono inatteso la bellezza di una repentina densità della vita. La ragazza, bella, sfrontata e giovane, gioca a ferire e a non farsi prendere, ma anche lo conduce ai frammenti di uno specchio dentro i quali il protagonista rivede in sequenza i punti dolenti del suo percorso. Attraverso la ricchezza del mito lei lo riporta alla necessità di quei nostri filtri mentali senza i quali il mondo si vede solo nella sua più grigia e squallida realtà. Senza le nostre proiezioni di fiducia il mondo è grigio, privo di colore e di senso.
Torna così nel protagonista, con il calore dei sensi e l’intensità della comunicazione, il riconoscimento sofferto e commosso di un suo vuoto d’affetti, di partecipazione sociale, il bisogno di una pienezza d’essere con gli altri. Tornano in primo piano gli amici, cari e lontani, a rispondere con un sì, ci siamo, accanto ai caprioli e alla vecchia quercia confidente.
Marco Ruini è nato a Novellara (RE). Laureato in Medicina e Chirurgia, specialista in Neurologia e in Neurochirurgia, è responsabile del Centro di Neuroscienza Anemos. E’ inoltre co-fondatore della Libera Università di Neuroscienze “Anemos” e dell’omonima Associazione Culturale e di Volontariato.
Dietro l’apparire
Fosca Andraghetti
Non guarirai tanto in fretta, – gli aveva detto al momento di salutarsi – ma se ti guardi intorno, se osservi le persone, ti accorgerai di quanti fardelli la gente si porta addosso e quanti siano coloro che cercano di fare del proprio meglio per alleggerirne il peso. Se tu sorridi alle persone loro ti sorrideranno. Ricordalo!
Tutti se ne sono andati: le persone che nel bene e nel male hanno fatto parte della vita di Matilde, una donna apparentemente appagata da ciò che ha, ma che fatica a convivere con un passato difficile mai del tutto dimenticato e mai del tutto rimosso. Un passato dove felicità, violenze fisiche e psicologiche scandiscono la sua vita con Diego, l’uomo che ha sposato e dal quale ha avuto un figlio.
Fosca Andraghetti è autrice e scrittrice di origini romagnole (nata a Imola), operatrice culturale che vive a Bologna da diversi anni. Ideatrice di un gruppo di scrittura creativa, “Riflessi e Frammenti“, e di una collana narrativa, “La mia voce da grande“, di cui ha coordinato la Redazione per undici anni e curato l’uscita di 30 volumi.
Dubbio
Fosca Andraghetti
Due donne a confronto: Emilia e i suoi colloqui immaginari con Valentina, sua figlia. La prima costretta a ripercorrere le tappe della sua vita per la tragedia relativa alla morte dell’amatissimo marito Piergiorgio. La seconda arriverà a puntarle il dito contro accusandola di non avere compreso la gravità della depressione dell’amato padre. Un rapporto messo in discussione e un dialogo tra madre e figlia venuto improvvisamente a mancare. Nella mente di Emilia sorge il dubbio di avere sprecato la sua vita nell’illusione di vivere un amore coniugale perfetto. Un tarlo che la costringerà a rivedere, di volta in volta, le tessere dei suoi anni con Piergiorgio e non avrà pace fino a quando riuscirà a riprendere il suo cammino.
Fosca Andraghetti è autrice e scrittrice di origini romagnole (nata a Imola), operatrice culturale che vive a Bologna da diversi anni. Ideatrice di un gruppo di scrittura creativa, “Riflessi e Frammenti“, e di una collana narrativa, “La mia voce da grande“, di cui ha coordinato la Redazione per undici anni e curato l’uscita di 30 volumi.
La partenza
Marco Ruini
Ma il passato era un’ancora che non voleva staccarsi dal fondo, un condizionamento troppo vincolante proprio perchè era stato eccezionale. […] Non potendolo rimuovere, decise di chiuderlo in una valigia e andarsene, lasciandolo lì.
Marco Ruini è nato a Novellara (RE). Laureato in Medicina e Chirurgia, specialista in Neurologia e in Neurochirurgia, è responsabile del Centro di Neuroscienza Anemos. E’ inoltre co-fondatore della Libera Università di Neuroscienze “Anemos” e dell’omonima Associazione Culturale e di Volontariato.
Il testamento
Marco Ruini
Una tranquilla riunione famigliare si tramuta ben presto in una bufera di egoismi e risentimenti, dove due generazioni si confronteranno anche sul valore del passato e del presente.
Marco Ruini è nato a Novellara (RE). Laureato in Medicina e Chirurgia, specialista in Neurologia e in Neurochirurgia, è responsabile del Centro di Neuroscienza Anemos. E’ inoltre co-fondatore della Libera Università di Neuroscienze “Anemos” e dell’omonima Associazione Culturale e di Volontariato.
Tracce
Franco Insalaco
Dell’istituzione
Se trascendi allora esci fuori e
rischi rimanere senza potere –
l’orso che pesca le tasse non paga
intanto che sbava e dà al salmone
la caccia remando possente contro
corrente e se multa arriverà
insieme alla carne cruda forse
l’ingoierà e anche io seppure la
scaldo a fuoco lento ho bruciate
le inevitabili pene che un
solerte im-piegato ha spedite
a piagare di noi le misere vite.
Per conoscere l’autore Franco Insalaco
Jeux Sans Frontières
Claudio BedocchiO la borsa o la vita
Perché qui dimora il tarlo.
Si va avanti ad abbatter barriere
senza vedere i letti dei fiumi
e l’acque melmose se prendono vite
tacite, a decine, a migliaia
Si libera il mondo con le bombe
che sarà tutto futuro da costruire
per chi potrà portare il costo
dello sfacelo in filigrana posto.
Claudio Bedocchi
Ancorati a una nuvola
Marco RuiniProiettarsi all’indietro
Proiettarsi all’indietro
vedere alle spalle,
ruzzolare a valle
e vedere ciò che non è
o meglio, non può essere
senza l’alito del pensiero
o un improbabile intervento divino,
senza la voglia di capire
o la necessità di creare.
[…]
Per conoscere l’autore Marco Ruini
La rappresentazione anatomica dell’immagine del corpo umano
Salvatore SpinnatoUn personale viaggio conoscitivo tra anatomia ed arte.
Per conoscere l’autore Salvatore Spinnato
La memoria del trauma
Arcangelo Dell’AnnaDai paradigmi freudiani alle recenti scoperte delle neuroscienze. Note di lettura.
L’auspicio di una convergenza più stretta fra i nuovi paradigmi sperimentali delle neuroscienze e le antiche, ma sempre attuali, finalità terapeutiche della psicoanalisi, è l’obiettivo di questo lavoro: La memoria del trauma.
Un un’affascinante escursione, a partire da un luogo epico, la guerra di Troia, e da una figura mitica: Elena, rivisitati attraverso Euripide, Hofmmansthal e Ritsos, il saggio, che include anche due brevi casi clinici e un rapido fuoripista filosofico, mette a confronto il pensiero psicoanalitico più innovativo e coraggioso con alcune delle scoperte neuroscientifiche più interessanti e promettenti, allo scopo di rivedere una dimensione fondamentale dell’esperienza (clinica e teorica) psicoanalitica: quello fra evento traumatico e trascrizione mnestica. L’intento essenziale della riflessione qui proposta – certamente provvisoria e anche incerta in alcuni passaggi e tuttavia rigorosamente ispirata da una forte passione conoscitiva – è fornire al lavoro clinico, da cui nasce e a cui ritorna, ipotesi e tentativi per la comprensione e il trattamento della patologia psichica di natura traumatica.
Qualcosa di necessariamente futile
Andrea Zanzotto, Arcangelo Dell’AnnaParole su vecchiaia e altro tra un poeta ed uno psicanalista
Andrea Zanzotto
Arcangelo Dell’Anna
a cura di Francesco Carbognin
La conversazione tra Andrea Zanzotto e Arcangelo dell’Anna, tenutasi a Pieve di Soligo il 6 settembre 2009, si sviluppa rendendo visibili gli impercettibili legami tra autobiografia e società, tra realtà e visionarietà, tra percezione del trauma e rilkeana lode dell’esistente, tra psicoanalisi e scienza.
Orientandosi con appassionata e intrepida intelligenza nell’intricata sylva dei paradossi e delle boutades, il poeta ci offre una vivente testimonianza di come la longevità rappresenti una dimensione esperienziale ben più vasta e complessa di quanto si sia soliti ritenere.
A quest’idea di longevità, che nella sua “eroica” durata sembra quasi prospettare la possibilità di un’armonia fra tempo biologico e tempo storico, si associa lo psicoanalista, che della vecchiaia vede soprattutto il suo essere prezioso patrimonio di lucide visioni e di antiche memorie che consentono di dar vita ad altissime opere di poesia e di formulare rimedi alla follia del nostro presente.
New Magazine Edizioni, dicembre 2009
